Mentre l’Europa corre, il mercato italiano delle auto elettriche rimane sempre più indietro.
A ottobre le
immatricolazioni di vetture full electric si sono attestate a 7.855 unità,
con un progresso su base annua del 26,5%. La quota di mercato delle
elettriche nel mese si è così attestata al 6%, in aumento rispetto al 4,9%
di ottobre 2025, ma in discesa rispetto sia a settembre sia al picco di
giugno scorsi (rispettivamente 7,6% e 10,1%).
Nei primi
dieci mesi dell’anno, le auto elettriche immatricolate in Italia sono 108.779,
su del 62,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, con una market share del
7,8%, in crescita rispetto al 5,2% del periodo gennaio-ottobre 2025. Al 31
ottobre, il parco circolante elettrico puro italiano risulta composto da
461.326 auto.
Considerando
tutte le alimentazioni, il mercato auto italiano segna a ottobre un passo
avanti dei volumi del 4,4% rispetto allo stesso mese del 2025, con 131.683
immatricolazioni totali. Positivi anche i dieci mesi, con un incremento di
quasi l’8% su base annua a 1.401.537 registrazioni complessive.
Guardando
ai principali mercati europei, gli ultimi dati confrontabili, riferiti a
settembre 2026, mostrano che la quota di mercato delle auto elettriche ha
raggiunto il 41,7% in Francia, il 34,5% in Germania, il 18,7% in Spagna
e il 28,4% nel Regno Unito. Nello stesso mese, in Italia la market
share si era attestata appena al 7,6%.
“Il
divario tra Italia ed Europa in termini di penetrazione dei veicoli elettrici è
tornato a crescere ed è un segnale estremamente preoccupante per il nostro
Paese”, avverte il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, “così facendo i
cittadini non potranno beneficiare dei vantaggi della mobilità elettrica e
rimarremo tra i più esposti alla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili,
con le conseguenze che già oggi stanno pagando famiglie e imprese italiane”.
“Di fronte
a un ritardo tanto preoccupante”, sottolinea Pressi, “stupisce che neanche
una frazione dei fondi liberati dallo scostamento di bilancio – che pure
devono essere utilizzati per elettrificare i consumi, inclusi i trasporti – sia
stata al momento destinata alla tecnologia che più di ogni altra può
contribuire a limitare in modo strutturale la dipendenza dell’Italia dalle
importazioni petrolifere”.
“Alla luce
del crescente interesse dei cittadini per la mobilità elettrica, sarebbero
stati sufficienti poche misure mirate e stabili per accendere il mercato”,
nota il presidente di Motus-E, “basta osservare ad esempio l’incremento delle
immatricolazioni di ibride plug-in sul canale aziendale a seguito della
revisione dei fringe benefit. Una misura semplice e chiara, di cui tuttavia le
auto elettriche hanno potuto beneficiare solo in minima parte, per via di
cavilli incomprensibili come la doppia tassazione sulla ricarica domestica”.
“Di fronte
a questo ritardo sempre più inglorioso”, conclude Pressi, “speriamo che tutta
la politica, dalla maggioranza all’opposizione, inizi a interrogarsi con
urgenza sulle contromisure necessarie per non trasformare l’Italia in un
mercato e in un’industria auto di Serie B”.
