A Ercole Spada e alla memoria di Tom Tjaarda il Premio “Matita d’Oro 2017” del MAUTO

A Ercole Spada, papà della “coda tronca”, e alla memoria di Tom Tjaarda, il cui contributo più celebrato alla storia del design è stata senza dubbio la Fiat 124 Spider, è stato conferito ieri sera il Premio Matita d’Oro 2017, istituito dal Museo Nazionale dell’Automobile “Avv. Giovanni Agnelli” per celebrare gli stilisti - italiani e non - che nel corso del Novecento hanno raggiunto i vertici del Car Design. Il primo, portavoce del concetto di “eleganza funzionale”, fu profondamente legato, professionalmente e umanamente, alla figura di Elio Zagato per la cui azienda lavorò dal 1960 al 1970 e poi di nuovo nel 1993; il secondo, non solo designer alla ricerca costante dell’armonia ma anche appassionato divulgatore, dopo la laurea si trasferì a Torino e, come primo incarico, ottenne di disegnare la monorotaia di Italia ‘61 per conto di Ghia, per poi entrare in Pininfarina dove diventò uno dei migliori designer di automobili.

A questi due maestri di stile è andato l’“Oscar alla carriera” che il MAUTO – uno dei più prestigiosi musei di carattere tecnico-scientifico al mondo – vuole destinare a chi ha impresso, con successo e riconoscimenti internazionali, una svolta significativa all’evoluzione del Transportation Design. A partire dal 2017, il Museo ha infatti deciso di assegnare, ogni anno per il precedente, la “Matita d’Oro” a uno stilista che ha fatto la storia delle quattro ruote e che ha lasciato un segno indelebile negli annali della progettazione, determinandone cambiamenti e orientamenti presenti e futuri, ciascuno con la propria sensibilità e formazione. Non si premia il singolo progetto di design ma la carriera prestigiosa di chi ha saputo realizzare idee al tempo stesso belle, funzionali e soprattutto rispondenti alle esigenze e alle sollecitazioni del proprio tempo con lo sguardo rivolto al futuro.

Nella piazza del MAUTO sono state esposte due vetture iconiche di Spada e Tjaarda: la Spada Codatronca TS, prima supercar sviluppata dallo Studio Spadaconcept, presentata nel 2007 come concept car e, in fase definitiva, al Salone di Montecarlo il 24 aprile 2008; e la Fiat 124 Tjaarda Rondine, primo progetto della 124 Spider, un esemplare unico mai realizzato in serie.

«La seconda edizione del Premio - ha dichiarato Benedetto Camerana, Presidente del MAUTO - conferma il programma del Museo dell’Automobile di proporsi come istituzione che ha l’obiettivo di consolidare la centralità del design dell’automobile come valore della contemporaneità e il ruolo del territorio torinese e dello stesso Museo in questo processo di riconoscimento internazionale».

«Con la Matita d’Oro - ha aggiunto Rodolfo Gaffino Rossi, Direttore del MAUTO e ideatore del Premio – vogliamo celebrare coloro che hanno reso grande la storia del design ma anche raccontare storie che possano essere d’ispirazione ai giovani creativi che coltivano il sogno di emulare tali e tanto celebrati ingegni: storie di gavetta e di tentativi alle volte malriusciti, di successi ma anche di fallimenti, di esperienze non solo professionali ma anche umane. Un appuntamento annuale che spero sia, essenzialmente, un momento di dialogo tra generazioni diverse di creativi».

Durante la serata, presentata da Piero Chiambretti e accompagnata delle note jazz della Melodrum Ensemble, è stato assegnato anche il Premio Speciale “Design senza tempo”, un riconoscimento a tre dei più importanti creativi del XX Secolo, curiosamente accomunati dall’essere nati tutti nel 1938: Leonardo Fioravanti, Marcello Gandini e Giorgetto Giugiaro hanno rappresentato e rappresentano tutt’oggi la storia del design italiano del mondo. Compiono ottant’anni ma la loro creatività e il loro entusiasmo sono senza tempo, impegnati tutt’oggi in una fruttuosa e brillante carriera.

Il MAUTO – per mano del suo Presidente Benedetto Camerana – ha voluto, infine, tributare un riconoscimento speciale alla carriera del Direttore uscente Rodolfo Gaffino Rossi per aver ideato il format Matita d’Oro e, più in generale, per aver guidato il Museo per 18 anni fino a farlo diventare un’eccellenza nazionale e internazionale.


 

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