La gomma che non si buca e non si sgonfia mai? E’ del 1910, veloce, leggera ed elimina la camera d’aria

Ebbene sì, esiste! Parliamo della bicicletta da turismo Durkopp con componenti Brennabor, classe 1910 che il Museo Nicolis di Verona presenta per la prima volta al pubblico alla Fiera Itinerando, per diffondere la cultura delle due ruote.

Questo gioiello fa parte di una rarissima collezione di 120 modelli d’epoca che inizia con i precursori della bicicletta dell’800, semplici modelli in legno muniti di ruote, di sterzo e senza pedali.
Da qui, i successivi velocipedi con grande ruota anteriore a scatto fisso che in poco tempo si sono evoluti in una miriade di variabili con applicazioni di ogni tipo: ruote di legno, gomma piena, camera d’aria ecc.; ed è proprio in questo contesto che si inserisce l’ingegnosa - gomma che non si buca mai -. 
La caratteristica principale della Durkopp è senza dubbio l’applicazione del caucciù forato strategicamente che risolveva l’incubo di ogni ciclista di rimanere appiedato durante una piacevole escursione.

Pietre, buche e chiodi non fermavamo nemmeno il più timoroso cicloturista.
Le innovazioni non finivano qua. Anche il telaio rinforzato con tubi obliqui, garantiva sicurezza al ciclista con un peso superiore alla media. Vi era poi, la “contropedalata” per frenare agevolmente la ruota posteriore, mentre sulla ruota anteriore agiva il tradizionale freno a pressello.
Si può dire che già un secolo fa il “turismo in bicicletta” era di gran moda ed ogni particolare del proprio mezzo veniva curato nei minimi dettagli, ciò si può notare nell’applicazione del ricercato fanale ad acetilene o nel caratteristico campanello che, azionato tramite un filo al manubrio, trillava grazie all’attrito volvente della rotellina a contatto con la gomma.

E di cicloturismo si parla da più di un secolo, ecco una bella citazione ripresa dal libro d’epoca “Ciclismo per tutti” del 1937, conservato nell’archivio del Museo Nicolis:
“…Ogni città ed ogni paese ha i suoi dintorni pittoreschi ed interessanti dal lato storico e turistico. Non si tratta che di studiare bene gli itinerari perché le gite e le marcie riescano di gradimento e completino gli scopi che il ciclo-turismo si propone: conservare agli uomini la salute del corpo e ridonare quella dello spirito…”

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