Il mito della Mille Miglia

“Mille Miglia”, parole che evocano l’automobile e la velocità: una competizione italiana, unica e inimitabile, divenuta un grande mito. Cessati i cupi boati della “Grande Guerra”, tornano i rombi dei motori. Nel Dicembre del 1926, quattro amici appassionati di auto, Aimo Maggi, Franco Mazzotti, Renzo Castagneto e Giovanni Canestrini, decidono di creare una maratona per dare nuova linfa all’automobilismo nazionale. Il mondo industriale, gli ambienti culturali e lo sport automobilistico sono in fermento. Condizioni ideali per realizzare un grande evento. Nasce così la Mille Miglia, con partenza da Brescia, giro di boa a Roma e ritorno a Brescia, un percorso di 1600 chilometri pari a mille miglia: un’ idea ardita.

La corsa vive un crescendo di popolarità incontenibile. I piloti, sempre più temerari e veloci sui competitivi bolidi, abbattono in continuazione le medie. In questo scenario le Alfa Romeo della Scuderia Ferrari si pongono come le auto più competitive e potenti, dominando incontrastate.
Le edizioni degli Anni Cinquanta raggiungono il loro massimo splendore. Le grandi case automobilistiche internazionali partecipano con potenti auto affidate agli assi mondiali del volante.
Enzo Ferrari diventa costruttore e con i suoi bolidi, contraddistinti dal marchio del “Cavallino Rampante” nero raccolto nello scudo in campo giallo, domina le edizioni post belliche. Fanno eccezione le corse del 1954 e ’55, quando il Campione del Mondo di F1 Alberto Ascari, su Lancia, e il giovane Stirling Moss su Mercedes, riescono a cogliere una vittoria a testa. L’asso britannico realizza la media record della corsa, percorrendo la cavalcata Brescia-Roma-Brescia in 10 ore, 7 minuti e 48 secondi. Nel 1957, le “rosse” Ferrari, con la conquista dei primi tre posti sul podio mettono l’ultimo sigillo su una competizione destinata a rimanere unica nella storia dell’automobilismo su strada.


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