Stella Alpina? Ecco la sua lunga storia

Stella alpina Coetanea della Coppa d’Oro delle Dolomiti, nacque nel 1947, come gara internazionale di turismo veloce aperta alle vetture sport e turismo, per volontà dell’Automobile Club di Trento.

 Il decano dei giornalisti dell’automobile, Giovanni Canestrini, trentino di nascita trapiantato a Milano, nel 1924 partecipò alla quarta edizione della Coppa delle Alpi sulla OM di Nando Minoja, come inviato della Gazzetta dello Sport di Milano.

 Per essere più leggeri, dalla vettura era stato eliminato tutto il peso inutile e perciò anche il bagaglio personale, che seguiva su un camioncino della OM. Al passo della Mendola, si scatenò un furioso temporale. Minoja grazie alla sua abilità riuscì ad arrivare a Merano entro il tempo previsto. Il camioncino al seguito fini in un fosso. Minoja e Canestrini, bagnati fradici e ignari dell’incidente, si precipitarono in albergo, si tolsero i vestiti bagnati e attesero fiduciosi le proprie valigie. Canestrini doveva telefonare il pezzo al giornale prima della chiusura; senza indugio, in costume adamitico, si avvolse in una coperta, si precipitò al Palazzo delle Poste. Non fu facile spiegare all’impiegato che era un giornalista rimasto senza abiti… Seguire quelle massacranti gare, voleva dire per un inviato, alzarsi a ore impossibili, rifare la valigia, farsi quattro o cinquecento chilometri e quando per gli altri era l’ora del riposo, correre, scrivere, telefonare ecc… Gli nacque così l’idea di una gara con partenza e arrivo di tutte le tappe nella stessa località. Così i giornalisti avrebbero potuto starsene comodamente in albergo, evitando gli affanni quotidiani per inviare gli articoli al giornale. Canestrini battezzò questa sua “gara ideale” Quadrifoglio Alpino”, poichè pensava ad una gara di quattro tappe con centro a Merano.

 Sulle ali dell’entusiasmo dell’immediato dopoguerra anche il movimento motoristico trentino fu coinvolto in una sorta di euforia collettiva trasformata nella voglia di fare, di ideare qualcosa di importante. Nell’inverno del 1946 il presidente dell’Automobile Club di Trento, il conte Sigismondo Manci, si recò a Roma alla CSAI per chiedere il passaggio della Mille Miglia a Trento. La risposta fu sempre negativa.

 Il conte Manci non ci pensò troppo e durante una delle tante riunioni serali lanciò l’idea di una gara tutta trentina. La cosa fu presa subito con entusiasmo. Il conte Manci andò a parlare con Canestrini del suo proposito di organizzare una manifestazione di regolarità a Trento. Canestrini non esitò a risfoderare la sua vecchia idea e oggettivamente la formula fu varata nel 1947. Il regolamento prevedeva fin dalla prima edizione che sul percorso totale, diviso in quattro tappe, solo alcuni tratti, pari a un terzo circa del percorso, fossero cronometrati e perciò determinanti ai fini della classifica finale.

 La prima edizione, che vide 51 concorrenti al via, dato nientemeno che da Tazio Nuvolari, fu vinta, su Lancia Aprilia, da un giovane Piero Taruffi in coppia con la moglie. Nella seconda edizione, il cui percorso era stato allungato a 1400 chilometri con ben dieci tratti cronometrati, si impose, su 58 concorrenti, un altro nome illustre: Nuccio Bertone su Fiat Stanguellini. Rispetto all’edizione precedente le novità del percorso furono lo Stelvio, la Cima d’Asta e il Garda.

 Il 1949 la gara venne resa, dagli organizzatori, ancora più difficile vennero modificate le tabelle di media con conseguenti incrementi di velocità sia per le categorie Sport che Turismo, le prove furono portate a 15 e il percorso ebbe ulteriori modifiche; si passò dai laghi di Molveno e di Carezza, dai passi Gavia e Costalunga e dalle stazioni turistiche di Andalo, Folgaria, Enego e Valdagno. La lunghezza del percorso passò a 1480 chilometri. La vittoria assoluta andò a Franco Simontacchi su Fiat Stanguellini che s’impose a sorpresa per soli 12” sul favorito Ovidio Capelli, anche lui su Fiat Stanguellini, sul terzo gradino del podio salì Vittorio Bulgarini su Cisitalia.

 La quarta edizione, in programma dal 24 al 27 di agosto, subì importanti modifiche, soprattutto nel regolamento, che resero la gara più consona alle aspettative generali, meno severa, più aperta a tutti. La partecipazione limitata alle vetture con motori di serie, suddivise nelle categorie Turismo e Gran Turismo Internazionale e i tratti cronometrati ricavati tutti su strade in salita portarono il numero dei concorrenti a 74. Le prove cronometrate si svolsero: al passo della Mendola, passo Sommo, passo dello Stelvio, passo del Tonale, passo Rolle, passo Falzarego e ultima la Trento Bondone. S’impose Salvatore Ammendola al volante di una potente Alfa Romeo 2500.

 Nel 1951 i concorrenti al via sono 96, campioni del volante e specialisti delle gare di montagna appartenenti a Scuderie di prestigio come la milanese Sant Ambroeus e la neonata Trentina. Il pronostico era diviso alla pari tra Salvatore Ammendola, già vincitore nel 1950 e al via con una Ferrari 2340 ed Enrico Anselmi su Lancia Aurelia G.T. fresco vincitore della Coppa delle Dolomiti e primo di classe alla Mille Miglia. Dopo sette impegnative prove cronometrate la vittoria andò a Salvatore Ammendola seguito da Luigi Valenzano su Lancia Aurelia e da Augusto Saraceni su Ferrari. 100 gli iscritti alla sesta edizione, nonostante l’assenza di Valenzano, Anselmi, Ippocampo e Ammendola per dissidi e polemiche tra Alfa Romeo e Lancia.

 Poche le novità rispetto all’edizione precedente. Le prove cronometrate furono ancora sette: Passo Rolle, la Mendola, il Costalunga, le Palade, lo Stelvio, il Tonale e il Bondone suddivise nelle quattro giornate di gara dal 28 al 31 agosto. Ovidio Capelli su Fiat 8V si aggiudicò la classifica assoluta precedendo il trentino Fausto Rodenghi su Lancia Aurelia ed il campione di Francia Jean Herteaux su Jaguar. La Stella Alpina del 1953 ricalcò grandi linee l’edizione precedente, ma a tirare le fila non ci fu più Sigismondo Manci, il regista e il realizzatore di questa grande corsa automobilistica. Il vuoto provocato dalla sua assenza fu incolmabile. Se il numero dei partecipanti non cambiò di molto, a livello qualitativo la manifestazione dell’ A.C.I. di Trento segnò un ulteriore passo avanti. Numerosi piloti di fama internazionale e diverse Case costruttrici non vollero mancare all’appuntamento. Lancia, Alfa Romeo, Ferrari, Dina Panhard e Porsche si schierarono alla partenza con squadre decisamente agguerrite. Tre Lancia Aurelia ai primi tre posti della classifica assoluta con in ordine: Ammendola, Valenzano e Anselmi.

 L’ottava edizione fu la gara di Giuseppe Crespi. Il ventitreenne pilota lombardo, nella prima prova cronometrata del passo di Costalunga, inflisse, a bordo della nuova Alfa SS Zagato, ben 33 secondi di ritardo a Ferdinando Gatta, secondo, con la Lancia Aurelia. La gara fu un alternarsi continuo tra Ammendola Sanesi e Crespi ai vertici della classifica. La salita del Bondone fu l’ultima prova, decisiva per la classifica finale. Si impose Mario Tomasi con una Fiat 8V della Scuderia Trentina. La vittoria finale assoluta fu meritatamente di Crespi e della debuttante Alfa Romeo SS Zagato. Il secondo posto fu di Ammendola con la Lancia Aurelia B20. Terzo concluse Sanesi con l’ Alfa SS.

 Il 1955 fu un anno difficile per i motori. La tragedia di Le Mans e altri tragici avvenimenti indussero ad annullare molte gare già in calendario. In extremis arrivò il nulla osta per lo svolgimento della Stella Alpina. Gli organizzatori cercarono soprattutto di rendere ancora più sicuri i tratti cronometrati. Le partecipazioni furono molte ed importanti, e non solo italiane. La gara visse sulle acrobazie del belga Gendebien il quale, confermando ampiamente il pronostico della vigilia, vinse con ampio margine a bordo di una Mercedes 300 SL . Alle sue spalle un’ altra Mercedes quella dello spagnolo Bas Fabregas, terzo fu Ferdinando Gatta con una Lancia Aurelia Zagato.

 Nel 1956 la storia della Stella Alpina si ferma, come tutte le gare automobilistiche su strada! Riprenderà come gara di regolarità per autostoriche nel 1984, ripercorrendo le stesse strade che la resero famosa.

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